sabato 26 novembre 2016

RICORDANDO DORIANO GALLI, PIONIERE DELLE UNIONI CIVILI IN ITALIA


 

 

 

 
Doriano Galli (1952-2008)
segretario della lega - Adele Faccio- per i diritti sessuali della persona
 
 
 
 

             Sento il bisogno e il dovere di ricordare Doriano Galli di cui ho appreso da poco tempo la notizia della sua morte avvenuta oramai otto anni fa  l’11 marzo del 2008, all’età di 56 anni.
Doriano si era schierato consapevolmente  dalla parte dei perdenti, ma è andato avanti con le sue idee per tutta la  sua esistenza, senza mai retrocedere e vendersi al miglior offerente.  Militante del  Partito Radicale, dopo lo scioglimento del FUORI ( a cui aderì dal 1974) proseguì il suo impegno politico e sociale con la Lega Adele Faccio per i diritti sessuali della persona.

Doriano Galli con Adele Faccio
 
             E’ passato alla storia del movimento gay italiano già da quando era in vita, per aver fatto esplodere la bomba del “ matrimonio” tra omosessuali nei primissimi anni ottanta (anche se ci lavorava dal 1972) –  quando cioè  fra i vari Consoli, Bellezza e Pezzana si teorizzava la fine della famiglia  - e a farlo diventare il cavallo di battaglia di tutto il movimento glbt,  praticamente fino ai giorni nostri.  Era dispiaciuto per come la sinistra, prendendo in mano le redini del movimento glbt,  stesse facendo vivere in locali-ghetto  gli omosessuali  nel nostro Paese, senza conferirgli un minimo di dignità e per giunta arricchendosi sulla loro pelle. Era orgogliosamente omosessuale e orgogliosamente frocio! Una volta trascinò in tribunale un tizio solo perché lo aveva definito gay e non omosessuale!  Ma erano altri tempi. E poi le battaglie per il divorzio e l’aborto e per i diritti delle donne. Aprì, in epoca non sospetta, quando cioè non si attivavano le strutture per poi richiedere i finanziamenti pubblici allo Stato,  uno dei primi consultori rivolti a tutti, dove insegnare alla gente la contraccezione e  a prevenire le malattie veneree (nel 1977 presentò il suo libro sulle malattie veneree all’OMPOS di Consoli ) .  E ancora la cancellazione dalla lista di malattie mentali  da parte dell’O.M.S. dell’omosessualità ..e poi l’esenzione dal servizio militare, la difesa dei transessuali, la battaglia contro l’Università Cattolica e Agostino Gemelli e le denunce contro i cardinali omofobi e l’ingerenza del Vaticano.

Doriano Galli 1994
 


         Nel 2005  lo  accompagnai in tribunale in quella che, probabilmente, sarebbe stata la sua ultima battaglia. A differenza delle unioni “famose” del 1981 e del 1988, quella volta  andò male perché la cancelliera  si rifiutò di ratificare l’atto della sua quinta convivenza more uxorio “. “Deve aver ricevuto pressioni dall’alto” confidò al Corriere della Sera.  Come non credergli. Doriano protesta scrivendo inutilmente  a Ciampi,  a chi invece dovrebbe garantire l’applicazione della carta costituzionale, ricordandogli che “Il suo atto di convivenza del 1981,   portato a Strasburgo dall’on.le Vera Squarcialupi provocò la Risoluzione Roth, e quindi, la riforma Zapatero, in Spagna. L’Italia si confermò anche in questo campo , faro del diritto. Ora  non facciamola diventare  il fanalino di coda dell’Europa”.
 

               All’indomani delle “niente nozze gay”come scrisse il Tempo,  da parte dell’associazionismo ufficiale glbt, a parte Imma Battaglia di Di’Gay Project, NGL, Alba Montori e pochi altri,  non arrivò nessun attestato di solidarietà.

 

Non mi meraviglio quindi che anche la  sua morte sia passata inosservata.
     
Doriano Galli 2005
          Caro Doriano,  ti voglio ricordare cosi, mentre passeggi  a ridosso delle mura vaticane dove abitavi, con il bastone , il sigaro in bocca, la barba  incolta, la tua voce baritonale e portando a spasso il tuo cane di nome Frocetto.

P.S. Ti mandano i loro saluti e ringraziamenti anche Adriano e Marco perché grazie alle tue informazioni fornitegli, 10 anni fa, ottennero uno stato di famiglia dal loro Municipio, e in tal modo  riuscirono  a risolvere un po’ di problemi.

P.P.S. Un movimento gay riconoscente avrebbe dovuto dedicare a lui l’approvazione della “legge Cirinnà”:   è ancora in tempo per farlo.

Antonio Di Giacomo

 
 


               

 



 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

venerdì 25 novembre 2016

DORIANO GALLI AL PRESIDENTE PERTINI: IL 2 GIUGNO RICORDI ANCHE GLI OMOSESSUALI CHE SI SACRIFICARONO PER LA LOTTA CONTRO IL NAZIFASCISMO


 

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE SANDRO PERTINI

 
DEL 1979
 

 

 

Onorevole Presidente,

in questo giorno dedicato al ricordo della Liberazione dal nazi-fascismo e dagli orrori che esso ha comportato, l’associazione  Fuori!-Aurelio deve chiedere che venga reso un atto di giustizia. Sappiamo bene, infatti, che gli omosessuali hanno duramente pagato, spesso con la vita, il fascismo; hanno subito deportazioni e soprusi, hanno avuto il confino e l’emarginazione più atroce , che  non è ancora finita. Orbene, mai nessun omosessuale è stato menzionato come tale tra i partigiani né tra le vittime, né tra i sopravvissuti. A tale proposito deve essere ricordato che persino la Germania, culla dell’oppressione nazista, ricorda a chiare lettere -  sulle lapidi commemorative apposte vicino ai campi di sterminio – gli omosessuali, nonostante in Germania fosse esistito fino a poco tempo fa un preciso articolo di legge che criminalizzava l’omosessualità.

In Italia, invece, tutto tace. Dalla dichiarazione di Mussolini che asseriva non esistere in Italia il problema omosessuale, mai più nessuno – nonostante la più ampia libertà legale, che non colpevolizza tale forma di sessualità – ha parlato degli omosessuali come persone.
Ella, Signor Presidente, deve però ricordare, anche per aver Ella stesso partecipato alla Resistenza, che molti dei Suoi commilitoni di allora, molti Suoi amici caduti, forse, molti altri a Lei sconosciuti, che hanno combattuto per ridare alla Nazione che Ella rappresenta un volto umano, sono omosessuali. Ne troveremo senz’altro in ogni luogo, da Redipuglia alle Fosse Ardeatine. E’ necessario, perciò, che questa realtà sia resa palese; del parti degli Ebrei – che pur sentiamo a noi vicini nell’emarginazione e nel


sopruso subito – anche noi omosessuali abbiamo diritto ad essere nominati.

Essere omosessuali non è una colpa né un reato: è un modo di essere, del pari di tanti altri accettati.

Signor Presidente, siamo certi che Ella, quale primo difensore della Costituzione si farà promotore di una iniziativa volta a riconoscere agli omosessuali il posto che loro spetta anche nelle fila della Resistenza, oltre che nella attuale vita politica italiana.

Siamo, inoltre certi, che, quale primo atto di tale riconoscimento Ella lascerà che una nostra delegazione porti il 2 Giugno prossimo un cuscino di fiori sull’Altare della Patria, assieme alle corone delle varie Autorità ed Associazioni, in memoria degli omosessuali caduti in tutte le guerre, per la Libertà.

Con osservanza
Associazione  “Fuori! Aurelio”



SONO FROCI VADANO A FARSI FOTTERE

 

 

Roma: Pasqua – La polizia ferma tre omosessuali del Fuori! in piazza S.Pietro, dopo che un passante li ha insultati. Dopo la marcia per la pace, alcuni compagni del Fuori! erano entrati in Piazza S.Pietro, recando il proprio striscione piegato sul braccio. Vedevano numerosi altri striscioni presenti tra la folla e decidevano di presenziare al Rito, dispiegando il proprio. Reggevano lo striscione Doriano Galli, Giovanni Pellegrini e Raniero Pompili; erano presenti tra gli altri Giuliana e Anna Lisa  (che scattavano numerose foto). Si avvicinavano due agenti, ai quali veniva spiegato che il gruppo non manifestava, si era solo nomato – al pari degli altri gruppi presenti – per assistere alla Funzione. Gli agenti si allontanavano e nessuno disturbava il gruppo. Dopo circa mezz’ora, uno sconosciuto – identificato poi per A. A. commerciante di  Roma, – insultava il Fuori!; Sono froci! Vadano a farsi fottere! Chiamava la polizia, che fermava i tre che reggevano lo striscione minacciando denunce. Doriano Galli e Giovanni Pellegrini, imponevano l’identificazione dell’A. e denunceranno il medesimo.

Doriano Galli

 

LOTTA CONTINUA

26 aprile 1979








IL NOSTRO CORPO

 

 

 

 

 

 

 

Il nostro corpo! Non c’è nulla di più sconosciuto per noi. Infatti, basta pensare al modo che usiamo parlando di esso come se fosse qualcosa di alieno a noi ed a noi quasi lontano, invece che essere tutto ciò che siamo, per renderci conto di quanto siamo alienati nel nostro pensiero. La stragrande maggioranza di noi non conosce neppure come sia fatto, né tantomeno come il proprio fisico funziona. E’ atterrita, perciò da malattie e persino da fenomeni fisiologici, quali, ad esempio, la polluzione o la prima mestruazione.

Non parliamo, poi, del grado di alienazione e paura che raggiungiamo noi omosessuali, che siamo spinti ancor più degli altri a fare i nostri tabù e le limitazioni di pensiero e di conoscenze della società intera. Vorrei a questo proposito sapere quanti di noi abbiano vissuto serenamente e gioiosamente il primo rapporto o la prima penetrazione passiva; quanti ancora non siano riusciti a superare blocchi che impediscano tale modo di far l’amore, dietro la scusa di inesistenti dolori o terrori inerenti il possibile contagio di malattie veneree, anch’esse considerate quasi di classe di parte, sottaciute e velate di mistero e di peccato. Mi pare che sia ora di smetterla di tacere e sia, invece, giunto il momento di parlare apertamente di tutto ciò che concerne il nostro corpo ed i modi con cui esso si rapporta con altri, recuperando, in tal modo, la propria corporalità.

Dal 1975 ho dato vita a Roma, a un Consultorio, con interesse particolarmente volto alla demitizzazione delle malattie veneree; ora mi piacerebbe affrontare in vari momenti ed in più tempi, sul nostro giornale, argomenti diversi, dei quali ho avuto modo già di parlare in sede consultoriale; per cui, vorrei parlare di malattie connesse col rapporto sessuale, dei problemi che può suscitare l’atto di prenderlo in culo, dell’anatomia e della fisiologia del nostro corpo, affinché possiamo capirci meglio e capire l’altro.

Non amo, però, fare articoli di tipo accademico, per cui mi sarebbe gradito un vostro contributo e stimolo, che può consistere in segnalazioni o rettifiche, ovvero nel porre quesiti generici o specifici, onde trasformare ciò che sarebbe una sterile dissertazione in un più ampio dialogo e scambio.

Sul prossimo numero, per iniziare, ho intenzione di parlare un po’ del “coito anale”, questo tanto desiderato e temuto aspetto della sessualità.

Ciao a tutti

Doriano Galli

 

FUORI n. 20 del 1978




 

                BOCCIATE IL FROCIO

 

                   di DORIANO GALLI

 

 

 

 

                Sono oramai cinque mesi che perdura la lotta dei compagni del FUORI! contro l’Università Cattolica.

Questa, infatti, dal giugno del 1977 ha attuato un boicottaggio agli esami dello scrivente, in quanto il sottoscritto ha portato sulle piazze e nelle strade la propria omosessualità unendosi al Fuori!, con orgoglio e gioia.

                Da un anno, ormai, è stato posto nei confronti di questo “orrendo crimine” un ostracismo ad oltranza, per nulla mitigato dalle denunce ripetute alla pubblica opinione, suffragate anche dal nome del Dott. Antonio Federici (del reparto del Prof. Gino Gambassi, colui che boicotta), il quale ha confermato in presenza di un compagno del Fuori! di Roma, l’avvenuto blocco, già dichiarato in colloquio privato, dall’Assistente Spirituale, Mons. Elio Sgreccia.

                Per tre volte il Fuori!-Romano ha volantinato davanti al Policlinico Gemelli, in collaborazione col CARM (Coll.Abolizione Regolamenti Manicomiali) e con gli stessi Sindacati lavoratori del Policlinico. Altre volte il sottoscritto ha parlato alle assemblee dei lavoratori e delle Donne, ottenendo la completa solidarietà del personale paramedico, espressa dalla mozione sindacale approvata all’unanimità dall’assemblea del 24 gennaio. La stessa XIX Circoscrizione romana, nella quale è ubicata l’U.C. si è occupata del caso, suscitato dal Consigliere Radicale, Roberto De Rossi, ed ha prodotto un documento di solidarietà. Sono state persino effettuate trasmissioni alle Radio Libere ed alla Rai (“Voi ed io” del 7/2).

                 Pure, nonostante la solidarietà ottenuta, nulla è stato detto ufficialmente dalla Cattolica. Il suo stesso silenzio è una risposta, forse più eloquente di molte altre. Il silenzio, infatti, vuole significare disorientamento ed incapacità di controllare la forza degli omosessuali rivendicanti i propri diritti all’esistenza ed alla propria dignità. Significa, inoltre, lo stato di attesa del reo, pauroso come può esserlo solo l’intrigante scoperto e trascinato alla luce del sole, che egli teme, quasi fosse una talpa.

  Questo momento, perciò, da caso singolo diventa -  lasciate che lo dica –

un momento importantissimo per tutti gli omosessuali, stimolo e certezza di riuscita. Non si deve, infatti, dimenticare che grazie a  questa lotta, forse per la prima volta, è stato ottenuto l’impegno unanime, per un omosessuale, di un’assemblea sindacale e di un consiglio circoscrizionale.

 

                   Questi documenti resteranno come pregiudiziali per ogni eventuale lotta futura e sono inoppugnabili prove che il porsi in mezzo alla gente, senza tema, può solo portare frutti positivi e non ulteriori emarginazioni, create, a mio parere, più dalla nostra paura che dalle persone che ci circondano.

 

FUORI – Anno VIII  n.19  sett-ott. 1978

lunedì 11 luglio 2016

CONSOLI: I MIEI 15 CONSIGLI PER NON FARSI AMMAZZARE DALLE MARCHETTE


                  Questo opuscolo è stato realizzato autonomamente dall’Archivio Massimo Consoli (nato in maniera informale nel 1959), senza alcun tipo di contributo pubblico, al contrario di quanto accade per altre organizzazioni che dicono di lottare per la causa gay ma, in realtà, sembrano pensare più ai loro interessi.

In particolare, non sono intervenuti in alcun modo, né il Comune di Roma, né la Provincia, la Regione, il governo italiano e nessuno dei suoi ministeri o delle organizzazioni statali, parastatali, cripto statali, cioè le istituzioni che dovrebbero prendersi cura di questa tematica (altrimenti decade il senso della loro stessa esistenza: a che pro’ l’uomo sceglie di vivere in società se non per trarne vantaggi sotto forma di servizi?).

 

                  Questo documento continua la politica di interventi sul sociale e sul territorio della nostra organizzazione che, sempre senza essere mai stata finanziata in nessun modo e senza godere di nessuna forma di agevolazione, ha stampato e diffuso (prima in Italia) vari opuscoletti di informazioni su come evitare l’aids, come comportarsi quando qualcuno rimane contagiato, consigli ad uso degli operatori sanitari, etc. Finora, sempre unico nel nostro Paese, l’Archivio Massimo Consoli ha stampato e diffuso brochures in una quindicina di lingue diverse (dall’arabo al cinese, dal serbo-croato al tedesco, dall’inglese al turco, dallo spagnolo al portoghese..) ad uso dei lavoratori e degli stranieri ospiti.

 

                   Per aiutarci a continuare nel nostro lavoro che beneficia l’intera società, è di estrema urgenza un contributo finanziario, di qualsiasi importo, che potrete spedire all’indirizzo pubblicato nel riquadro in fondo.

Roma. La comunità gay, nel nostro paese e soprattutto nella nostra città, è ben lontana dall’aver raggiunto quel minimo di organizzazione e di coordinamento che altrove ne hanno garantito il successo e imposta l’autorevolezza. Da noi non esistono strutture che facilitano la socializzazione. Il ragazzo che a 10-15 anni capisce di essere gay non sa dove andare, a chi rivolgersi. E’ un’esperienza comune ad ogni giovane, in questo momento delicato, credere di essere completamente solo: l’unico mostro sulla faccia della terra.

 

                    Questo spiega perché, secondo ricerche effettuate presso l’Università del Minnesota e di Washington dallo U.S. Department of Health and Human Services,” 1/3 di tutti i tentativi di suicidio effettuati da adolescenti nordamericani riguarda gay portati alla disperazione dall’ostracismo dei compagni di scuola, della famiglia, della comunità in cui vivono”. Così come la mancanza di modelli validi con i quali identificarsi (il gay è sempre accumunato all’idea della morte, della corruzione, dell’effeminatezza forzata..) spinge alla prostituzione minorile, provoca l’aumento delle malattie a trasmissione sessuale, conduce alla tossicodipendenza. E se questi dati riguardano gli USA con tutte le loro strutture e la loro cultura storica sull’argomento, è opinione comune che la situazione italiana sia molto peggiore.

                       In effetti, una delle richieste più pressanti (e disattese) che abbiamo rivolto all’amministrazione comunale, è stata quella di un centro di accoglienza e orientamento riservato ai gay giovani e giovanissimi con problemi di identità. Un’altra proposta (altrettanto disattesa) è stata quella di occuparci di prostituti maschi minorenni, molto spesso eterosessuali, molto spesso tossicodipendenti, molto spesso stranieri, molto spesso pericolosissimi perché è da loro che vengono le azioni criminali più sconsiderate ed estreme.

 

                        Ma, in mancanza di una risposta da parte di chi fa orecchie da mercante, la nostra comunità cerca di organizzarsi alla meno peggio difendendosi con gli scarsi mezzi a disposizione. Tra questi, i consigli, dettati dall’esperienza e che si basano sulla realtà concreta di quello che ci succede giorno dopo giorno.

 

                        Questi 15 consigli che abbiamo pubblicato per la prima volta (e sempre primi in Italia) nell’aprile del 1993, sono stati ripresi più o meno parzialmente da numerosi giornali (dal Paese Sera al Corriere della Sera al Guardian di Londra). In versione originale, sono già apparsi su Rome Gay News e su Sabazio. Li ripubblichiamo un’altra volta con la speranza di raggiungere più lettori possibile convinti che, così facendo, riusciremo a salvare la vita preziosa di qualche nostro amico, di qualche nostro fratello.

Ci saremo riusciti?

 

 

 

 

MASSIMO CONSOLI  (novembre 1996)

PER NON MORIRE D’AMORE

 

1. Evitare finché possibile, luoghi conosciuti come pericolosi e certi locali di cattiva fama all’interno della comunità, dove avvengono continuamente aggressioni, rapine, esibizionismi di cretini che devono scaricare così i brutti voti che prendono a scuola (quando ci vanno!) o l’impotenza che li affligge quando ci provano (e non ci riescono) con le loro ragazze.

 

2. Se non se ne può fare a meno, allora cercate di non restare mai isolati, o andateci con un amico.

 

3. Non vi presentate come la Madonna di Pompei (“Monsignore”, va a battere con otto anelli d’oro…finto. I march ettari, che non lo sanno, ogni tanto lo riempono di botte e glieli rubano. E lui è contento perché dice: “Li ho fregati!” Mah…! Felice lui!)

 

4. Evitate come la peste ( o come l’aids!) quelli che chiedono soldi a ripetizione. Un aiuto, nella fase iniziale di un rapporto, è moralmente corretto. Ma se il vostro amico vuol essere pagato ad ogni prestazione vuol dire che avete sprecato i soldi della palestra e del lifting. Cercatevi qualcun altro che apprezzi questi sforzi!

 

5. Ogni volta che si fa una nuova conoscenza dovrebbe essere scontato scambiarsi i primi convenevoli: nome, età, provenienza, se vive in famiglia, dove sono i genitori, che lavoro fa, chi amici in comune conosce.

 

6. Pubblicizzare al massimo l’incontro appena avvenuto, se si ha intenzione di portarsi il partner a casa o di andare insieme a lui in qualsiasi altro posto. In questo caso si salutano i propri conoscenti presentando loro, con nonchalance, il nuovo amico e utilizzando battute-chiave che abbiano lo scopo di far sapere chi è. (“Ciao Massimo, io vado a casa perché fa freddo. Ti presento Fabio, è di Barletta. Pensa che è arrivato da due mesi e già parla romanaccio. Hai visto? Ha 25 anni me ne dimostra 18..”)

 

7. Una volta arrivati a casa, si spera che non teniate coltellacci da cucina bene in vista, o le vostre parures di gioielli in vetrina o lo scrignetto tempestato d’oro con i risparmi degli ultimi due anni sul comodino accanto al letto: le tentazioni vanno sempre evitate. La persona più onesta al mondo, all’occasione, può diventare il peggior ladro o assassino (per avere degli esempi, guardate il Parlamento!).

 

8 Evitate esibizionismi inutili di ricchezze, di attività prestigiose, conoscenze altolocate, vanterie. Chi avete rimorchiato: il (si spera) grande amore della vostra vita o l’esecutore testamentario dei vostri beni?

 

9. E’ sempre meglio conoscersi a vicenda per un po’ di tempo, prima di fare all’amore: qualche giorno o qualche settimana, ma se per voi “un po’ di tempo” significa un quarto d’ora…almeno date un’occhiata a chi vi trovate di fronte (finalmente nudo!) e diffidate categoricamente di tutto ciò che vi sembra strano: macchioline, pustolette, foruncolosi. Di questi tempi è sempre meglio una scopata in meno che un cadavere in più. Ovviamente, il preservativo è un “must”!

 

10. Se possibile, non vivete da soli. Cercate di avere un partner, un amico, un affittuario. A parte tutti gli indubitabili vantaggi della compagnia (si, lo so, ci sono anche gli svantaggi!), le statistiche dicono che il 100% dei morti ammazzati vivevano da soli (o erano soli al momento dell’omicidio).

 

11. Fate una telefonata ad un amico, con una scusa qualsiasi, per parlare di chi avete in casa. (Dario  (Bellezza nda) aveva l’abitudine di chiamarmi, a qualsiasi ora della notte! per disdire un inesistente appuntamento: Ciao, Massimo. Scusa ma stasera non posso venire perché ho conosciuto un ragazzo molto simpatico, di Djierba. Si, proprio dell’isola di Djierba in Tunisia, dove voglio andare l’estate prossima. Fa il pescatore. Si. No, il padre no, è impiegato delle poste. Si. Pensa che vive a Roma da due anni e non l’avevo mai visto. Con degli amici a Torre Maura. Perché non vieni tu, a trovarci, un po’ più tardi?” Con delle indicazioni così precise, e con la minaccia di un amico che può venire da un momento all’altro, chi si azzarderebbe a commettere un delitto? E’ vero che c’è la possibilità che il partner abbia mentito nel parlare di se stesso, ma l’esperienza insegna che questo avviene molto raramente. Nessuno, in questi casi, va a casa di uno con la predeterminazione di ucciderlo e di conseguenza non si prepara un’identità fasulla per evitare di essere rintracciato).

 

12. Bene, ora che finalmente vi siete infilati dentro il letto (e per questa notte non avrete bisogno della borsa dell’acqua calda!), non uscitevene a sorpresa con richieste “strane” E’ vero che tutto è lecito se fatto tra consenzienti maturi e vaccinati ma, appunto, bisogna essere consenzienti ed aver messo prima le carte in tavola. Non è corretto presentarsi come Biancaneve in cerca della nonnina, e poi (sotto le lenzuola) trasformarsi nel lupo cattivo!

 

13. Di fronte a richieste “strane” da parte del vostro partner, invece, o di fronte a vere e proprie minacce, non esitate, non pensate ai vicini (“Dio mio, capiranno tutto!”). State tranquilli, i vicini hanno già capito tutto da molto tempo ma si comportano con molta educazione perché, alla fin fine, gli siete simpatico e si sono perfino affezionati a voi mentre voi, paranoici, pensate che stanno raccogliendo le firme per cacciarvi dal condominio. Allora, urlate pure, con tutto il fiato che avete in gola. Al limite, fate come Riccardo che si trovò tre-quattro ragazzi con le rivoltelle dentro casa e, “nudo come un pitone”), spalancò a sorpresa la porta sul pianerottolo urlando aiuto. I ragazzi sono andati in galera, Riccardo è vivo e vegeto (e oggi più “anaconda” che “pitone”) ed i vicini sono diventati un po’ più gentili di prima.

 

14. In caso di scampato pericolo, denunciate l’aggressore fornendo tutte le indicazioni possibili. E’ vero che la polizia ha molto da imparare, ma può cambiare (in meglio e rapidamente) solo se tormentiamo i commissariati con montagne di carta bollata.

 

15. Un ultimo consiglio: in Germania e in America si usa addirittura pubblicare nomi, cognomi, numeri di telefono e indirizzi di riconosciuti ricattatori, aggressori o personaggi turbolenti che abbiano dato fastidio ai gay, in volantini che circolano all’interno della comunità e dei luoghi di battonaggio e che spesso vengono ripresi anche da alcuni giornali. Se vi risulta che tipi pericolosi hanno una certa abitudine a frequentare certi posti, mandatecene una descrizione con qualche rigo di commento al nostro indirizzo.

Anche via fax

Buon divertimento

 

 

 

domenica 10 luglio 2016


NEW OUT

ASSOCIAZIONE

 

Roma, 08.09.1997    

 

A TUTTE LE REALTA’ GAY DELLA CAPITALE

LORO SEDI

 

Alla luce dei fatti riguardanti le decine di articoli apparsi nei giorni scorsi sui quotidiani e che hanno come riferimento il ruolo di Vanni Piccolo, l’Associazione New Out ritiene utile realizzare un incontro con il Consigliere del Sindaco, e con tutte le realtà e gli esponenti gay della Capitale, a meno di due mesi dalla riconferma a Sindaco di Francesco Rutelli.

A questo proposito, saremmo lieti che la S.V. partecipasse al dibattito dal titolo:

MOVIMENTO GAY ROMANO 1994-1997

 

come figura di riferimento per le questioni omosessuali, che si terrà mercoledi 17 settembre alle ore 17.30 presso lo SHELTER CLUB di Via dei Vascellari, n.35

In attesa di un vostro cortese riscontro, l’Associazione New Out vi ringrazia per la presa visione.

 

Associazione NEW OUT

Pres. Marco Spalvieri

 

(lettera assunta dal comune di Roma in data 9.9.97 prot.n. 10856)

 

 

 

COMUNE DI ROMA

IL CONSIGLIERE DEL SINDACO

Roma, 15.9.1997

A tutte le realtà gay della capitale

All’Associazione NEW OUT

 e p.c. al Sindaco Francesco Rutelli

 

OGGETTO: incontro promosso da : New Out

 

In riferimento all’incontro promosso da New Out per mercoledì 17 settembre presso lo Shelter Club con oggetto il mio ruolo, preciso di non essere stato contattato in alcun modo da detta associazione. L’ambiguità del testo è evidente: non si capisce se si voleva la mia presenza (allora perché non avvertirmi per tempo come si fa normalmente?), o si voleva poter gridare, come oramai è abitudine, alla mia “clamorosa” assenza!

Ma i metodi non  mi stupiscono: anche se l’associazione mi risulta sconosciuta, meno sconosciuto mi sembra il nome del suo presidente, il quale tempo fa firmava un’infuocata lettera all’UNITA’, contro di me, contro Rutelli, (e questo lo trovo alquanto “legittimo” essendo il signore in questione aderente a Forza Italia), ma anche contro i vergognosi vizi degli omosessuali consumati in maniera indecorosa nelle dark rooms di locali e associazioni (ahimé quanto è corta la memoria!) e a Monte Caprino:Naturalmente mi sono ben guardato dal farmi influenzare nel mio ruolo, oggi in discussione, dagli sconsiderati consigli suggeriti dalla lettera.

A questo punto, avendo preso visione (solo lunedi 15) dell’invito, e avendo assunto precedenti impegni che non mi consentono di essere presente, non mi resta che augurarvi buon lavoro, assicurandovi che non mancheranno nel prossimo futuro occasioni d’incontro.

Distinti saluti

Vanni Piccolo

 

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IL CIRCOLO DI CULTURA OMOSESSUALE MARIO MIELI RISPONDE A MARCO SPALVIERI DECIDENDO DI NON PARTECIPARE AL DIBATTITO.

 

Roma, 17.09.1997

 

Con la presente il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” comunica che non aderirà al dibattito di oggi, 17 settembre 1997 organizzata dal New Out, in quanto la sede non è stata valutata fra le più appropriate (perché non scegliere il Campidoglio?), il tema scelto è già stato ampiamente trattato e le posizioni del Mario Mieli a riguardo sono molto chiare.

Cordiali saluti

Responsabile della Segreteria

Tatiana Palermi

 

 
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LO SHELTER CLUB

 

A tutte le realtà gay della capitale

Loro sedi

Al Consigliere per i diritti civili delle persone omosessuali

Vanni Piccolo

Al Sindaco di Roma

Alla Stampa

 

La direzione dello Shelter Club in relazione al dibattito tenutosi ieri organizzato dall’associazione New Out, precisa che:

1. Lo Shelter Club da anni è al servizio dell’intera comunità gay ed in questo senso si è sempre reso disponibile nei confronti di chiunque ne volesse usufruire, come cliente.

2. Lo Shelter Club, pertanto, non è la sede di nessuna associazione.

A presto,

Paolo Colombo

Roma, 18.09.1997

 
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NEW OUT

ASSOCIAZIONE

 

COMUNICATO STAMPA

 

L’associazione gay New Out in relazione al vergognoso comunicato del 15.9.1997 del Consigliere del Sindaco Rutelli  per i diritti civili delle persone omoessuali Vanni Piccolo, comunica quanto segue:

-         l’Associazione NEW OUT si è costituita da pochi mesi senza l’aiuto di nessuno, Vanni Piccolo compreso, (nonostante vada blaterando da più parti circa la mancanza di attenzione che avrebbero gli omosessuali romani sulle questioni culturali e sociali), e annovera fra i propri iscritti non soltanto simpatizzanti di centro e centro-destra ma anche di sinistra e di estrema sinistra. Di più, al NEW OUT hanno aderito anche eterosessuali perché noi, alle soglie del 2000, non vogliamo continuare ad autoghettizzarci.

 

-         Vanni Piccolo ha strumentalizzato la mia da sempre manifesta simpatia per Forza Italia (sono stato cacciato per tale motivo dall’Arci Gay di Roma dopo circa due anni di militanza) per non partecipare ad un dibattito che aveva anche come oggetto la figura istituzionale da lui rivestita.

 

-         Circa il fatto che Vanni Piccolo non conosca la nostra Associazione, dimostra non soltanto di essere una persona che legge poco i giornali, ma di essere una persona che non conosce a sufficienza la realtà che dovrebbe rappresentare.

 

-         Le pesanti accuse rivoltegli a mezzo stampa (Messaggero del 12.8.1997) circa il suo operato, praticamente da tutte le associazioni operanti sul territorio, avrebbero dovuto invogliare Vanni Piccolo ad indire immediatamente una riunione per chiarire la sua posizione difronte alle accuse gravissime che gli venivano rivolte, non soltanto dal sottoscritto e dal Circolo Mario Mieli, ma da Massimo Consoli, fondatore del movimento gay italiano ed ideatore di quella figura istituzionale da lui oggi occupata.

 

A tale dimenticanza dovuta probabilmente ad una arteriosclerosi galoppante, abbiamo provveduto noi della New Out, organizzando tale dibattito il 17.9.1997 presso lo Shelter Club di Trastevere, al quale il piccolo Piccolo si è ben guardato dal partecipare, continuando in tale maniera ad assumere un atteggiamento altezzoso ed arrogante. Al dibattito in questione a cui tra l’altro hanno partecipato Massimo Consoli, Doriano Galli, segretario della Lega per i diritti sessuali della persona (Pres. Onorario Adele Faccio), sono emerse altre pesanti accuse sul suo operato.

Chiediamo pertanto, a mezzo stampa e attraverso l’intervento diretto del sindaco Rutelli,che Vanni Piccolo promuova al più presto un dibattito, rendendo conto del suo operato di circa quattro anni di responsabile dell’Ufficio per i diritti delle persone omosessuali. E’ giusto e doveroso che renda conto del suo operato all’intera comunità e non soltanto ai suoi amici. In caso contrario non dovremmo che constatare il ruolo assolutamente di parte che riveste Vanni Piccolo e pertanto richiederne l’immediato allontanamento.

In ogni caso, e la stampa ci è testimone, i dissapori esistenti intorno al personaggio Piccolo sono causati dal fatto di non essere stato eletto direttamente dagli omosessuali romani ma soltanto da alcune decine di militanti che ruotano intorno ai circoli esistenti. E lo scollamento tra i vertici e la base della comunità gay è così evidente che lo stesso Piccolo più volte si è visto costretto a dichiarare alla stampa: “mi hanno lasciato solo” (messaggero del 12.8.97).

Chiediamo pertanto, direttamente al sindaco Rutelli che, d’ora in avanti, il Consigliere per i diritti degli omosessuali venga eletto direttamente da tutti gli omosessuali cosi come avviene per l’elezione del sindaco.

Al circolo Mario Mieli, al fondatore del movimento Massimo Consoli ed a tutte le realtà gay della Capitale, li invitiamo fin da ora a dibattere su questa questione.

 

Roma , 21 settembre 1997

 

ASSOCIAZIONE NEW OUT

Pres. Marco Spalvieri

 
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LA LETTERA DI MARCO SPALVIERI PUBBLICATA DALL’UNITA’ A CUI FACEVA RIFERIMENTO VANNI PICCOLO

 

La ghettizzazione dei gay romani

Unità 5 marzo 1997

 

La decisione della giunta Rutelli e del suo servitore Vanni Piccolo, consigliere per i diritti civili delle persone omosessuali di voler continuare a lasciare i gay romani ad intrattenersi sessualmente dietro i cespugli di  Montecaprino, rappresenta la volontà di non aiutare i gay ad uscire da una condizione di emarginazione.

Basti pensare che a Roma la quasi totalità dei cosiddetti luoghi di aggregazione per gay sono rappresentati da squallidi locali dotati di dark room dove la comunicazione avviene a livello oro genitale. Le stesse associazioni “ a delinquere?” il Mario Mieli e l’Arci Gay per attirare consensi (rappresentano appena il 2 per certo della popolazione omosessuale) gestiscono e promuovono tali locali esaltando lo stile di vita presentando la realtà stereotipata intrisa di piume, paillettes e tacchi a spillo.

Non ci sembrano questi gli strumenti culturali per procedere alla tanto auspicata integrazione sociale. Sarebbe meglio, in queste occasioni che il futuro sindaco di qualunque area politica, decidesse di chiudere per inoperatività il suddetto Ufficio o quantomeno procedere al ricambio del suo titolare e trasferire Vanni Piccolo magari nel nuovo “ufficio per i diritti civili delle persone eterosessuali”.
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martedì 21 giugno 2016

UN GAY BERLUSCONIANO SCRIVE ALLA MINISTRA CARFAGNA ATTRAVERSO UNA LETTERA APERTA AL GIORNALE DI MARIO GIORDANO


 

 

 

 

Caro Direttore,

sono un ragazzo di 35 anni da sempre sostenitore del centrodestra e berlusconiano sfegatato. Però ho un grosso problema, per questa società, sono omosessuale. Stamattina sul “Giornale” ho letto con stupore le dichiarazioni del ministro Carfagna e sono rimasto deluso: speravo in lei e nel suo ministero per esistere. Invece..

Dottoressa Carfagna come può dichiarare che non è un problema di pari opportunità l’omosessualità? Ogni sacrosanto giorno ci sono problemi per un omosessuale, ogni giorno dalla sua nascita vive con problemi e lei nega tutto? L’amore è uno dei sentimenti più belli del mondo, ma per gli omosessuali è un terrore, un terrore perché non ci si può baciare in giro, un terrore per dirlo ai genitori, un terrore perché non si sappia sul lavoro. I suicidi nei ragazzi omosessuali sono molto più alti che tra quelli etero, sa perché? Perché i primi ostacoli vengono dalla società e dalla famiglia. Come può lei abbandonarci? Proprio lei che vive con il marchio della soubrette ed ogni giorno viene discriminata come ministro sa cosa vuol dire lottare per far vedere quello che si è. Pensi fare questo tutti i giorni della propria vita, ogni istante, anche con i propri genitori, solo perché si è nati “diversi” Tutti i politici che parlano di lei, la descrivono come una tra le più brave a studiare ed informarsi, la invito a fare altrettanto con i gay. Non si nasconda anche lei dietro la vecchia frase “ma ho tanti amici gay”. Studi cosa capita tutti i giorni nelle famiglie, a scuola, sul lavoro e nella società contro i gay. Senta il dolore di persone  che per colpa di una legge non possono vivere come vorrebbero o non possono assistere in ospedale il proprio caro. Perché i gay devono fare altre strade per avere sanciti questi diritti? Se devono fare altre strade allora vuol dire che sono diversi, allora vuol dire che Lei deve intervenire per le pari opportunità. Dottoressa Carfagna, la prego, aiuti lo Stato italiano a far sentire cittadini come gli altri anche gli omosessuali.

Fiorivita – email

P.S. La lettera è firmata, ma vorrei che fosse pubblicata con lo pseudo mino perché in questa Italia, ho paura a far sapere di essere omosessuale. Un giorno vorrei non avere più paura. Grazie

 

La  risposta del direttore Mario Giordano

 

Se il ministro Carfagna vorrà rispondere saremo lieti di ospitare la sua lettera. A me, caro Fiorvita, permetta solo una domanda: il patrocinio del Gay Pride è un obbligo? E per quale motivo? Ognuno è libero di organizzare sfilate e manifestazioni ma per farlo ci vuole necessariamente il timbro dell’autorità governativa? Ma perché si vuole sempre essere trasgressivi e patrocinanti, ribelli e insieme istituzionali?

Non patrocinare il Gay Pride non significa negare i diritti degli omosessuali. Anche se pure su questo punto bisogna intendersi: quali diritti? La famiglia è una, come riconosce la nostra Costituzione e ancor prima la legge naturale. E anche se adesso siamo abituati a esibire baci saffici  in ogni film e storie omosessuali in ogni fiction Tv, noi continuiamo  a pensare che la normalità siano un uomo e una donna che si sposano e (magari) mettono al mondo dei figli. So che questa affermazione (banale) oggi in realtà può suonare come bizzarra. E proprio perciò penso che, a questo punto, altro che gay pride: dovrebbero essere le famiglie normali a chiedere il patrocinio delle Pari Opportunità.

 

Il Giornale  del 21 maggio 2008

Nel 1997 Silvano Bussotti è fra i firmatari di un appello di intellettuali e artisti per salvare dalla distruzione l'archivio Consoli. Tale archivio sarà riconosciuto e acquisito dallo Stato soltanto nel 2001.





Genazzano
febbraio 1997

La lettera di Silvano Bussotti per salvare l'archivio Consoli
è passato del tempo, caro Massimo,
da quando mi telefonasti e oggi
un sole fresco mi spinge ad inviarti
finalmente il mio modestissimo dono.
E c'è la circolare del Michelagniolo
che scuote la mente in cerca di
salvare beni preziosi.
Ho lasciato l'Italia
da tempo - anche se materialmente non
ancora del tutto - e non intendo in
alcun modo riconoscere a questo paese
 un minimo di senso e credibilità.
Il mio nome in calce
ad un appello non avrà il benché minimo
valore, anche se tuoi naturalmente impiegarlo.
Non per pessimismo, cui non sono affatto incline,
ma per non voler più partecipare al grottesco
sfacelo niente affatto innocente praticato qui.
Michelagniolo si rivolge a numerose entità
e immagino che negli Intellettuali vogliate
comprendere gli artisti; credo invece in questi
ultimi, certamente molto rari, come in persone
 lontane, lontanissime dai tempi che viviamo
 Con il mio sentimento sempre amichevol
 e affettuoso verso di te
                                             Silvano Bussotti

Annullo postale a tematica gay rilasciato dalle poste italiane a Massimo Consoli per la "sua" Carta di Amsterdam

 
 
 
Per il 17 novembre 1997 Massimo Consoli riesce ad ottenere dalle Poste Italiane un annullo speciale a ricordo della Carta di Amsterdam scritta in Olanda nel 1969.
 
 
annullo postale del 17.11.1997 "Carta di Amsterdam" origini del movimento gay in Italia 1969-1997