domenica 23 febbraio 2014

MASSIMO CONSOLI SI RACCONTA


COMBATTENDO L’INDIFFERENZA

PEZZO PER PEZZO, COSI’ E’ NATA LA MONTAGNA

 

Nella travagliata storia dell’archivio, qui raccontata dal suo creatore, si riflettono le immaturità del movimento gay

 

Sono stato innamorato dei libri fin da quando ho cominciato a mettere insieme le lettere dell’alfabeto. Poco prima di morire mia madre ancora ricordava che avevo letto tutta l’Odissea all’età di otto anni. Alla fine degli anni Cinquanta avevo cominciato una prima schedatura (per autori e per argomenti) dei romanzi e dei saggi storici e medici che andavo comprando con i soldi della paghetta settimanale. Ovviamente, i testi sull’omosessualità erano già numerosi. Tutto questo l’ho raccontato con abbondanza di particolari su “Affetti Speciali”, non è il caso che ci ritorni ora. Ho avuto una vita avventurosa e ho viaggiato un po’ dappertutto, vivendo lunghissimi periodi all’estero dove sono sempre andato alla ricerca dei personaggi importanti per la mia cultura e investendo tutto quel che guadagnavo ( e anche un po’ di quello che non guadagnavo, perciò indebitandomi pesantemente) in libri, giornali, cartoline, pins, francobolli, dischi, foto, manifesti…A un certo momento mi sono trovato a possedere una collezione piuttosto imponente. L’aspetto più positivo era che, quando facevo una ricerca o scrivevo un articolo o un libro, consultavo il mio archivio senza spostarmi da casa, mentre chiunque altro sarebbe stato costretto a girare per biblioteche e le raccolte di materiali altrui.

Per puro spirito altruistico e senso della comunità, più di una volta ho cercato di mettere il mio archivio a disposizione di chi vi fosse interessato. Gratuitamente, è ovvio. Ci provai alla fine degli anni Settanta, in quella che è ormai entrata nella storia con il nome di prima “Gay House” italiana. Quando cominciarono i problemi con le autorità, le quali cercavano di sloggiarci dalla palazzina che avevamo occupato, mi accorsi che non solo il movimento gay non ci manifestava alcuna solidarietà, ma che eravamo circondati da piccinerie, gelosie e invidie che ci toglievano perfino la fantasia di andare avanti. Tormentato dai debiti, fui costretto ad andarmene in America per lavorare e poterli così saldare. Riprovai agli inizi degli anni Novanta, con la seconda “Gay House-Ompo’s. E qui i problemi furono anche più grossi. Anselmo Cadelli me lo ha sempre rimproverato: “Ma che gusto ci provi a mettere per forza tutto il tuo archivio a disposizione di gente che non ti dà un grammo di sostegno?”. Con il senno di poi, devo riconoscere che aveva ragione. In poco tempo mi accollai debiti per un centinaio di milioni (di vecchie lirette) restaurando locali utili, ma indegni d’ogni considerazione umana e/o igienica, comprando decine di armadi di metallo e vetro, organizzando incontri e riunioni che se è vero che hanno dato una scossa al movimento gay romano e italiano, ne hanno data un’altra ancora più forte al mio conto in banca.

Mi ritirai in buon ordine leccandomi le ferite. Nel frattempo ricevetti qualche soddisfazione. Più di un editore si faceva vivo, di sua iniziativa (finalmente!), per chiedermi libri da pubblicare. Il Ministero delle Poste emetteva un annullo speciale in ricordo di un documento che avevo scritto io nel 1969, intitolandolo “Origini del Movimento Gay Italiano”. Una iniziativa del genere, ancora oggi, è accaduta soltanto negli Stati Uniti, in occasione dello “Stonewall” (che ebbe origine sempre nel ’69). Il Ministero dei Beni Culturali dichiarava il mio archivio “di notevole interesse storico” e “fonte indispensabile per la storia non solo sociale ma anche sanitaria dell’Italia contemporanea”: un riconoscimento che, di solito, si concede alle raccolte messe su da personaggi morti e sepolti da qualche tempo. Quest’ultimo atto dello Stato, però, aveva un suo rovescio della medaglia. Una volta considerato il mio archivio un “bene pubblico da salvaguardare”, i miei diritti su di esso ne venivano gravemente compromessi. In due parole, la situazione era la seguente: lo Stato mi riconosceva l’opera d’importanza  culturale e storica nel creare e organizzare l’archivio, ma mi negava di disporne liberamente. In cambio, potevo ricevere solo dei finanziamenti limitati e mirati per acquistare, ad esempio, un computer (che già avevo), una fotocopiatrice (che già avevo) una scrivania (che già avevo), degli scaffali (che già avevo) e cose del genere (che già avevo tutte). I miei debiti? Lo Stato non s’intrometteva. Ero io che dovevo pagarli. Contemporaneamente, visto che avevo sparso la voce, ricevevo alcune buone proposte da vari paese esteri. In particolare, gli americani mi fecero un’offerta straordinaria: tornare a New York per dirigere il più grande archivio di tutti i tempi sulla storia e la cultura del movimento e della comunità glbt.

Avevano addirittura già individuato la location: i locali di due ex-banche alloggiate in due palazzine attaccate l’una all’altra. Stipendio favoloso, ritorno a New York, città che amavo moltissimo, pentendomi di averla lasciata negli anni Ottanta (per avvertire gli italiani del rischio Aids”), lavoro di enorme prestigio internazionale (di tutto quello che sto dicendo ho le dovute prove e testimonianze, mi sembra perfino banale doverlo sottolineare), ma non potei accettare perché l’archivio, ormai “vincolato” dallo Stato, non avrebbe mai potuto essere trasferito all’estero. Per anni lo avevo offerto di mia iniziativa al Comune di Roma, al Ministero della Sanità, allo Stato. Gratuitamente e senza particolari condizioni. Quando poi il mio debito raggiunse un certo livello, decisi che non lo avrei più regalato a nessuno. E, come si sente spesso raccontare, proprio nel momento in cui non glielo volevo più dare, lo Stato addirittura lo pretendeva per legge!

Lanciai numerosi appelli alla comunità e al movimento glbt e mi accorsi che anche in quell’occasione, tranne alcuni singoli individui e qualche gruppo o circolo, a nessuno importava della sorte del mio archivio e di quello che stavo passando io personalmente.

Per anni mi sono scontrato con l’arroganza di uno Stato-padrone che impone arbitrariamente le sue leggi e pretende di vedersele rispettate anche quando suonano assurde. I gay italiani sembravano vedere di buon occhio l’esproprio di quello che era stato il lavoro più lungo e assorbente di tutta la mia vita.

Girando per l’Italia mi scontravo con situazioni allucinanti. In più di un’occasione mi sono sentito pubblicamente dire: “Se tu hai creato un qualcosa di grande importanza culturale, è giusto che lo Stato lo vincoli”. Al che io chiedevo: “Mi starebbe anche bene. Non voglio nulla per i miliardi che ci ho speso in tutti questi anni, del tempo che vi ho dedicato, dell’impegno che vi ho trasfuso, ma , almeno, voglio che lo Stato si accolli l’ultimo debito che mi è rimasto da pagare, che mi tolga l’assillo di questo centinaio di milioni di lire che devo restituire e che ho fatto proprio per l’archivio”. E la risposta, straordinaria quanto irritante era: “No, il debito è tuo e lo devi pagare tu”. Non l’ho mai capita questa “logica”. Lo Stato mi prendeva il lavoro di tutta una vita e non si preoccupava neanche, almeno, di liberarmi dei debiti che mi avevano avvelenato negli ultimi dieci anni, e che non ho fatto per motivi privati, ma proprio per renderlo disponibile al pubblico? Intanto, da tempo avevo nominato il circolo “Mario Mieli” mio erede universale. Qualsiasi cosa mi fosse accaduta, almeno da quel lato mi sentivo tranquillo.

Se durante la mia lunga lite con il Ministero dei Beni Culturali si fosse fatto vivo qualche circolo o qualche associazione con una proposta seria e con l’impegno di accollarsi il debito, gliel’avrei regalato molto volentieri.

Purtroppo, sono rimasto dolorosamente colpito dall’indifferenza del movimento, dal suo non prendere una posizione chiara, dal suo non difendermi nella mia battaglia per l’affermazione dei miei diritti, dopo una vita dedicata a pretendere per gli altri l’attuazione dei diritti. Alla fine ho raggiunto un accordo di compromesso con il Ministero, e gli ho venduto tutte le mie collezioni. Certo, per me è stata una sorta di trauma, dovermi privare di quello che ho sempre considerato la mia creatura, una sorta di figlio, ma mi ha aiutato il fatto di essere diventato finalmente e veramente padre adottivo, e di poter così rivolgere i miei affetti altrove.

Certo, la cifra non ripaga i miei quarant’anni di lavoro, impegno, soldi, occasioni mancate…ma è un risarcimento che considero onorevole comunque. Tra l’altro e lo dico con una punta d’orgoglio, mi è stato detto che la somma stanziata dal Ministero dei Beni Culturali è una delle più alte mai messe in bilancio per un archivio del genere e a me è sempre piaciuto battere i record. E anche stavolta mi sembra di esserci riuscito.

(guide magazine n.6 /VI anno giugno 2002)

 

 

sabato 22 febbraio 2014

SOSTENIAMO IL FATTO QUOTIDIANO, SOSTENIAMO LA DEMOCRAZIA

Il  Fatto Quotidiano - a differenza, per esempio de la Repubblica che un giorno sì e l'altro pure non smette di attaccare Grillo spudoratamente, con l'intento di far cambiare opinione ai suoi lettori che hanno votato  il Movimento 5 Stelle -  ha trascritto quasi per intero, la diretta streaming  avvenuta fra Renzi e Grillo nei giorni scorsi.


Resoconto stenografico, con qualche taglio, dei sette minuti e mezzo Renzi-Grillo.

Renzi: Bene, ti raccontiamo cosa vogliamo fare nei prossimi quattro mesi.(..).
Grillo: Però!
R: (..) Portiamo in discussione al Senato il disegno di legge Delrio sulle Province su cui alla Camera (...) avete fatto ostruzionismo. No, forse non ostruzionismo, avete votato contro, scusate.
G. Posso interrompere? (..)
R. Aspetta, fammelo dire prima.
G. Ma non sono venuto a parlare di programmi, i programmi non sono in gioco adesso.
R. Si gioca un po' per uno, bisogna che parli io poi parli te, facciamo un po' per uno per correttezza.
G. No.
R. E dai, non è possibile (...)
G. (...) Io sono venuto qui per dimostrarti qualcosa in una maniera educata (..) ed è la prima volta che mi succede di non dare la fiducia a una persona come te. Ma non perché sei tu, per quello che rappresenti. Tu rappresenti le banche, i poteri forti. Dici una cosa poi smentisci il giorno dopo. Sei un ragazzo giovane, ma nello stesso tempo vecchio. Io ti ho preso molto in giro, se ti sei offeso mi dispiace.
R. Non mi pare di essermi offeso (...) Mi hai dato dell'ebete e ho sorriso alla grande.
G. Noi siamo all'opposto vostro. Noi siamo i conservatori qua. Noi vogliamo l'acqua pubblica,  tu la vuoi privatizzare. Vuoi vendere l'Eni, l'Enel, vuoi svendere la nostra sovranità, noi la vogliamo mantenere (..)
R. No, però questo non è il trailer del tuo show (..)
G. No, non è uno show.
R. Non so se sei in difficoltà con la prevendita.
G. Ma va! (ride)
R.Vorrei che tu prima ascoltassi, se sei in difficoltà con la prevendita ti diamo una mano. (...) Questo non è Sanremo.
G. Ti mando l'omaggio.
R. Beppe scusa, posso?
G. Il fatto di dire "i tuoi programmi". Tu sei una persona non credibile.
Delrio: Dai Beppe, hai davanti tre sindaci.
G. Io parlo con lui (indica Delrio, ndr)
R. Buoni!
G. Tu pensa alla differenziata a Reggio Emilia.
R. Quanto hai di differenziata a Reggio Emilia?
Delrio. Il 60.
R. Benissimo, noi il 52 (..)
G. Siete stati eletti per fare i sindaci (..) fai il sindaco. Io adesso (..) ti sento.
(..)
R. Hai visto ieri che è successo?
Due ragazzi si sono uccisi per la mancanza di posti di lavoro.
G. No, lascia stare il dolore, io ci sono in mezzo. Tu hai una cosa meravigliosa, tu fai una copia incolla di cose meravigliose (..)
R. Posso parlare adesso?
G. No. Io non ti faccio parlare.
R. Però hai un concetto democratico..
G. Io sono venuto a manifestarti la mia, la nostra, totale indignazione per quello che tu rappresenti (...) Noi faremo degli errori, ma siamo coerenti con quello che diciamo. Io ho detto "non prendiamo soldi" e abbiamo rinunciato a 42 milioni. Tu hai detto "risparmiamo un miliardo col Senato". Non è vero (..) Il fatto è che tu non sei più credibile perché rappresenti De Benedetti, gli industriali, gente che ha disintegrato questo Paese. Puoi essere giovane, ma non sei giovane (..) Noi siamo i conservatori. Vogliamo l'acqua pubblica.
R. Beppe, questa è quella di prima.
G. Vogliamo la sanità pubblica. Tu vuoi fare Tav, grandi lavori, cemento. Basta (...)
R. Hai detto che mi fai parlare però.
G. Ti do un minuto, però.
R. Caspita!
G. Non ho tempo per te, non abbiamo tempo per voi..(...)
R. Sei un incrocio tra Gasparri e la Biancofiore in questo momento ..(..) Sei qui perché il tuo popolo sul tuo blog ..(...)
G. Tu il popolo l'hai offeso dicendo che sono degli squadristi, ricordatelo.
R. In trenta secondi ti dico: noi vogliamo superare le Province, il Senato.
G. Non è vero! (..)
R. Sta cercando di provocare.
G. Non ti sto provocando, sei un ragazzo. Io c'ho 40 anni di mestiere,se volessi provocarti..
R. Io sono uno di quelli che pagava il biglietto per venire ad ascoltarti.
G. Tu ti sei messo nel tuo loft con un pregiudicato, insieme a Verdini, che è uno della massoneria di Firenze, a fare la legge elettorale (...)
R. Beppe, almeno un minuto me lo devi dare.
G. Non te lo do più. Adesso io me ne vado (..)
Bypassi il Parlamento, fate decreti legge..
R. (..) non sono mai entrato in aula ancora.
G. Il tuo sistema! Io voglio informare la gente cos'è un decreto legge e cosa ci mettono dentro. Nel femminicidio ci mettono il Tav (..). I pacchetti! Sette miliardi e mezzo alle banche!
R. Esci da questo blog Beppe, esci da questo streaming! Questo è un luogo dove c'è il dolore vero delle persone. Smettila su questo tema.
G. Ma quale dolore!?
RC'è bisogno di affrontrare le questioni reali.
G. E' finita caro (...)


venerdì 17 gennaio 2014

DARIO BELLEZZA: Il movimento gay, almeno per quello che conosciamo, è composto da persone perverse e malate che sono il frutto di una società perversa e malata.


DARIO BELLEZZA

Intervista rilasciata a Massimo Consoli nel marzo 1995

 

 

Dario Bellezza e Amanda Knering al Michelagniolo
 
Ha da poco superato i 50 anni. Autore di una quindicina di libri, è stato l’ultimo e più fedele amico di Pier Paolo Pasolini. Scrittore e giornalista, i suoi scritti sono arrivati un po’ dappertutto in giro per il mondo, perfino in Australia. E’ considerato il più grande poeta italiano vivente. Conteso da Destra e da Sinistra, ultimamente lo avevano inserito in un gruppo vicino a Forza Italia.

CONSOLI: Dario Bellezza, è vero che anche tu sei entrato nella grande famiglia berlusconiana?

BELLEZZA: NO!! Ho già smentito questa faccenda ma sembra che nessuno se ne sia reso conto. Tutto è nato da quando, richiesto, ho dato solidarietà ad un movimento gay che, ho scoperto più tardi, faceva parte di Forza Italia. Io mi sento sempre un progressista, con il cuore ed il cervello a Sinistra.

CONSOLI: In questi giorni si parla molto dell’ultimo documento vaticano. Soprattutto dell’aborto e del rispetto per la vita: due argomenti che ti hanno sempre affascinato e sui quali sei intervenuto più volte. Neanche su questo hai cambiato parere?

BELLEZZA: Credo che l’aborto sia un fatto importante. Ma molto più importante è sottolineare come sia criminale permettere che nascano dei figli che poi vengono uccisi in guerra, che muoiono a causa di epidemie provocate dall’uomo stesso, che vengono sterminati dalla fame e dalla disperazione, che vengono usati per fare i cosmetici…

Sono convinto che, a questo punto, sarebbe molto meglio, molto più civile, se non nascessero per niente. L’aborto mi sembra molto meno grave della nascita, quando questa nascita comporti così grandi tragedie. E credo che anche Dio sia d’accordo con me, almeno su questo.

CONSOLI: Chi è Dio?

BELLEZZA: E’ una domanda un po’ imbarazzante. Nessuno è mai riuscito a definirlo.

Dio è” qualcosa” che uno cerca nella vita sperando di trovarlo e, soprattutto, sperando che Lui si manifesti, perché se non è Dio a manifestarsi la ricerca diventa inutile.

CONSOLI : A te si è mai manifestato?

BELLEZZA: A me no, ma forse perché io sono un peccatore o perché non ho sufficiente fede. Un peccatore che non si è occupato di Lui, come Lui avrebbe meritato, ed ho preferito rivolgere la mia attenzione soprattutto alle cose terrene. In questo caso Dio non si manifesta. Per non essere equivocato, mi sembra opportuno precisare che non credo nel Dio dei Cristiani, degli Ebrei o dei Musulmani, che è un Dio terribile: il reale inventore del Male. Se fosse lui il vero Dio, preferirei che non esistesse per niente.

CONSOLI: Si può trovare Dio negli occhi di un ragazzo? Attraverso l’amore di un ragazzo?

BELLEZZA: Se Dio è amore, certo. Dallo sguardo della persona amata può trasparire la presenza divina.

CONSOLI: Una tua definizione di omosessualità?

BELLEZZA: Credo e spero che ci siano tante forme di omosessualità quante sono le persone che la praticano, perché la sua massificazione, il ghetto, il gayismo..sono tutte cose che mi fanno orrore. Quello che preferisco è il rapporto tanto amato anche dai greci, dove c’è il maestro e c’è il discepolo, c’è Socrate e c’è Alcibiade.

CONSOLI: Allora il movimento gay, nel nostro Paese, non ha avuto alcuna funzione positiva?

BELLEZZA: Il movimento gay, almeno per quello che conosciamo, è composto da persone perverse e malate che sono il frutto di una società perversa e malata. Che si occupano di problemi veramente ridicoli e che non hanno il senso del sacro, del rispetto per l’altro. Che vogliono soltanto affermare oscenamente se stessi, e neppure ci riescono perché sono tutti disuniti. Io non ho molta simpatia per questi movimenti così come si  sono venuti a formare in Italia. Ne ho fatto anche parte, in passato, ma mi sono ritratto inorridito dalla loro superficialità. E tutto questo non ha niente a che vedere con i singoli militanti gay, con la base, con la comunità, che è composta in grandissima maggioranza da persone serie, rispettabili e, ovviamente, in buona fede, ma che  vengono utilizzate dai dirigenti di questo o di quel circolo, di questa o di quella associazione, che dicono di parlare a nome loro e  per il loro bene!

CONSOLI: Così mi sembra scontata la tua risposta all’altra domanda che ti volevo fare: credi nel matrimonio gay?

BELLEZZA: Non credo nel matrimonio in ogni caso. Penso che sia un’invenzione borghese della società, un patto per stabilire e strutturare dei rapporti tra gli individui. Tanto meno mi convince il matrimonio gay ma,


Dario Bellezza e Massimo Consoli al Michelagniolo
 
attenzione, non perché penso che due uomini non possano volersi bene ed amarsi. Assolutamente non è questo il punto, ma perché credo che sia una forma di imitazione dell’eterosessualità. E quando i cosiddetti “diversi” vogliono sentirsi come gli altrettanti cosiddetti “uguali”, il discorso a me non interessa più. Tutto questo, ovviamente, fatti salvi i diritti civili sull’eredità, la coabitazione, l’assistenza medica e così via sui quali vanno sempre rispettate le volontà dei singoli individui.

CONSOLI: Allora, per te, il rapporto con l’altro diventa un rapporto con un altro “gay” o con un altro “maschio”?

BELLEZZA: Il rapporto con l’altro può essere giustificato solamente attraverso l’amore. Io mi sono posto di fronte all’altro sempre in maniera amorosa. Poi, se c’è questo rapporto d’amore, per riflesso vi si manifesta pure la funzione educativa. Anche se non è necessaria. Penso che vi può essere se il rapporto è veramente felice, ben riuscito. Dove manca l’amore manca la pedagogia.

CONSOLI: E in questo rapporto d’amore c’è un limite d’età?

BELLEZZA: Ognuno di noi ha le sue preferenze. Io non mi innamoro di gay, ma di maschi che hanno tra i venti e i venticinque anni. Può essere un limite, certo, ma di questo è responsabile il Padreterno o la Natura, non di certo io che non posso impormi chi amare e chi no.

CONSOLI: Tu parli spesso di “maschio”. Che cosa intendi con questa parola?



Dario Bellezza e Massimo Consoli

 
BELLEZZA: Il maschio è così vituperato, in questo momento, così trattato male, che va quasi di moda insultarlo. Io l’ho sempre difeso, forse perché l’ho sempre amato. Pasolini lo definiva come un eterosessuale disposto ad un’avventura, un’esperienza, una relazione, una storia d’amore con un omosessuale, ma la cui eterosessualità non doveva essere posta in dubbio, indipendentemente dal ruolo che assumeva in questo rapporto, in questa storia. Però è proprio vero che, oggi anche lui è diventato insopportabile. Una volta si concedeva e trovava divino avere rapporti sessuali con i suoi stessi amici  o con omosessuali conosciuti o ignoti. Se ne vantava. Oggi è represso, o perché la presenza della donna è così invadente che lo ha nevrotizzato, o perché nel frattempo sono intervenuti dai tabù sessuali che una volta non c’erano. Prima era libero, giocava con l’amore. Oggi non gioca più. E in questo rapporto con i suoi amici maschi o omosessuali, il maschio diventava sempre più virile. Oggi, la mancanza dell’incontro e del confronto sessuale con il suo simile lo ha femminilizzato, lo ha effeminato ed incattivito. Lo ha reso stupratore di donne. Era molto meglio quando, come nell’Antica Grecia, facevano l’amore tra di loro e poi, magari, andavano a combattere per il trionfo della democrazia.

 

(intervista pubblicata anche  su GAY ITALIA  nel settembre 1997)

domenica 12 gennaio 2014

GAY ANZIANI: ORGANIZZIAMOCI IN TEMPO


Quando ho saputo che Aurelio Mancuso stava  organizzando il primo convegno (finalmente!) sui gay, trans e lesbiche anziane  (insieme ai pensionati della CGIL ) che poi si è tenuto a Roma alla fine di novembre 2012, il mio pensiero è andato  ad alcuni di quegli amici e conoscenti di una certa età, (1) che la lunga militanza nel mondo glbt mi aveva fatto incontrare e conoscere. In un modo o nell’altro.

Ho pensato innanzitutto al mio caro amico Massimo Consoli con il quale progettavo di andare a vivere  da anziano nella sua villetta bifamiliare  alle  Frattocchie vicino ai castelli romani,  insieme ad Anselmo, Enrico (Dario Bellezza si fermava molto spesso da lui)  e a qualche eterosolidale come Andrea..(i nomi dei più cari amici di Massimo sono elencati  nel suo libro ANDATA e RITORNO).

 “Vedi, Antonio,  io ho già la mia comune: di fronte a me abita il mio fratello generale con i miei nipoti e al primo piano mia sorella Annina  con altri nipoti. Al secondo piano mio fratello Pio che sta’in America e non penso che ritornerà più. Ti potresti comprare il suo appartamento  e ci vieni a vivere con tua madre, lo so che non la lasceresti  mai da sola”: ho fatto la stessa cosa con la mia".  Ecco quello che aveva dichiarato ad Antonio  Veneziani che lo intervistò per il suo libro LA GAIA VECCHIAIA nel 2006:

Auspichi case di riposo per soli gay?

Per anni, con amici, ho parlato di costruire una grande famiglia allargata, che abitasse nello stesso stabile o in due o tre villette in campagna, vicine. Vivere, trenta, quaranta, cinquanta persone, tutte unite da rapporti d’amore e d’affetto, non solo uniti dal sesso, ma dall’amicizia, dalla simpatia. Mi viene sempre in mente il mondo turco, l’ambiente descritto da Omar Kayamm raccontava di bevute e scopate nei vari quartieri ebraico, cristiano, caldeo. Allora sì, a famiglie allargate, allargatissime, non solo ai gay ma anche di etero, che si aiutano e si scambiano esperienze e affetti”.

Come sappiamo, purtroppo, le cose sono andate diversamente e quella  ‘comune’, quel condominio gay & friendly rappresentato molto bene da Ferzan Ozpetek nel suo film le Fate Ignoranti,  non riuscimmo a realizzarlo. Le perdite di cari amici ( Dario,  Anselmo, Amerigo, della Phonola ) le cattiverie  e l’isolamento ricevuto per anni dagli altri leader del movimento gay, lo stress accumulato per i problemi che gli dava l’archivio e quindi l’arrivo del cancro lo portarono, per forza di cose, a ripiegare sul vecchio sistema di più facile realizzazione e da sempre adottato dalla stragrande maggioranza degli omosessuali  maturi e neanche troppo benestanti: trovarsi un ragazzo a cui lasciare tutto il patrimonio, adottarlo e garantirsi in tal modo il bastone per la vecchiaia. Così fan tutti.

Anche il vecchietto (ora  per fortuna cominciano a svegliarsi anche le donne)  eterosessuale, quando è solo o i figli lo hanno abbandonato, fa la stessa cosa: si sposa e lascia i suoi averi  alla giovane ‘badante’  di turno, che  oggi sono le donne dell’est. Alla faccia di tutti quei parenti che nella vita lo hanno sempre trascurato, criticato e lasciato solo.

Oggi che ho più di 50 anni e che le condizioni economiche me lo permettono, voglio riprendere quel discorso fatto negli anni 90 con Massimo e ampliarlo con un servizio di assistenza agli omosessuali (non solo anziani)  in difficoltà economiche. Questo è il problema di fondo che  ha sempre riguardato particolarmente il mondo glbt e non è mai stato affrontato dai vari leader del movimento gay. A riprova del fatto che non hanno, ancora oggi, minimamente sviluppato il senso della comunità. E del resto questa è una questione che  di certo non si risolverà  ricorrendo alle unioni civili e/o il matrimonio gay, visto e considerato che le coppie possono “scoppiare” ( o si può rimanere "vedovi")   così da ripiombare velocemente  nella  singletudine.


(1)  Giò Stajano morto l’anno scorso all’età di 79 anni in una casa di riposo pugliese.  Riccardo Peloso morto da solo in casa e ritrovato dopo 3 giorni dai suoi amici.  Peter Boom morto d’infarto all’età di 74 anni   e assistito dal suo compagno.

domenica 29 dicembre 2013

riceviamo e pubblichiamo


CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO: I RICORSI DELLE COPPIE DELLO STESSO SESSO CHE LAMENTANO L’ASSENZA DI RICONOSCIMENTO GIURIDICO IN ITALIA HANNO SUPERATO LA PRIMA FASE DI DELIBAZIONE.


 

Comunicato stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Roma, 28 dicembre 2013

La cancelleria della Corte europea dei diritti dell’uomo ha reso noto che i ricorsi riuniti noti in breve come Oliari e altri c. Italia di 5 coppie dello stesso sesso - 4 seguite dagli avvocati Marilisa D’Amico, Cesare Pitea, Chiara Ragni e Massimo Clara e una seguita dall'avvocato Alexander Schuster - ha superato positivamente una prima fase del procedimento e che si è, dunque, instaurato il contraddittorio con il Governo italiano, che sarà tenuto a trasmettere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, entro la data del 26 marzo 2014, osservazioni scritte sul merito del ricorso.

Le coppie lamentano che lo Stato Italiano nulla ha fatto - nonostante il monito della Corte Costituzionale - per dare uno strumento giuridico di riconoscimento e di garanzia alle coppie cui non è consentito il matrimonio.

La Corte europea dei diritti dell’uomo non si è ancora espressa sulla ricevibilità e sul merito del ricorso, ma ha aperto la fase del contraddittorio con il Governo italiano. Questa fase, deputata allo scambio di osservazioni scritte tra le parti, dovrebbe concludersi entro il marzo 2014 2014 e, una volta terminata, la Corte europea dei diritti dell’uomo potrà procedere a decidere relativamente al pacchetto di ricorsi.

Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «ringrazio sentitamente le coppie che, di fronte all’immobilismo italiano, si sono tenacemente rivolte alla giustizia europea e gli avvocati che le stanno assistendo con grandissima professionalità. Ancora una volta l’Italia si trova a dover render conto di diritti violati o non rispettati, sarà interessante sapere cosa scriverà il Governo nelle sue osservazioni. Mi auguro cheche il silenzio discriminatorio del legislatore nazionale finalmente finisca!».



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Dott. Yuri GuaianaSegretario
Associazione radicale Certi Diritti