venerdì 9 novembre 2012

ALEMANNO E CROPPI : SI' UNA VIA A MASSIMO CONSOLI, FONDATORE DEL MOVIMENTO GAY ITALIANO


 
In occasione del quinto anniversario della morte del compianto Massimo Consoli ,avvenuta il 4 novembre 2007, rendo noto la lettera inviatami dall'Assessore alla Cultura dell'epoca,  Umberto Croppi che,  accogliendo una nostra vecchia richiesta, ci comunicava che "Luciano Massimo Consoli (detto Massimo Consoli): Scrittore, giornalista, traduttore (1945-2007), è stato annoverato nell'onomastica cittadina.." La via potrà essergli dedicata, chiaramente,  soltanto dopo che sia passato un decennio dalla morte, così come prevede la legge. E' comunque una bella notizia per l'intera comunità gay e non solo anche se a suo tempo fu ignorata dai media, anche  quelli di settore.  Oggi la pubblico su questo blog con la speranza di farvi cosa gradita.
 

mercoledì 31 ottobre 2012

SE QUESTO E' UN GHETTO


di Antonio Di Giacomo
  Finalmente qualcuno, come l'autore dell'articolo  apparso su gay.it  http://www.gay.it/channel/attualita/34378/I-bordelli-di-Proust-in-una-mostra-fotografica-a-Parigi.html  - che tratta degli amori di Proust con i ragazzi rimorchiati nei bordelli della Parigi del primo Novecento -   ha associato (volutamente o no) la parola sauna con quella di bordello. Ora, comparando la situazione francese con quella nostra italiana ,si prova invidia pensando a  quanto doveva essere 'avanzata'  la vita degli omosessuali francesi rispetto a quella di noi italiani, costretti ancora a scopare unicamente nei luoghi all'aperto o nelle case di amici che avevano la fortuna di mettere a disposizione la loro alcova.  La situazione italiana, ci raccontano i  frociologi^ , pare essere stata sempre la stessa fino all'"avvento" dell'apertura delle saune, avvenuta nelle grandi città del Nord intorno alla metà degli anni 80 e solo dieci anni dopo , anche nella” provincialissima” Roma, la città del Papa , la cui presenza, secondo molti omosessuali dell'epoca, avrebbe impedito la nascita e lo sviluppo di tali locali. Non è che oggi la situazione gay italiana sia migliorata rispetto al passato. Anzi. Vero  è che, come la Francia degli anni 20, anche noi oggi  nel nostro Paese abbiamo i nostri bordelli che operano  però sotto denominazioni diverse  e non certo perchè esiste il Vaticano, ma solo perchè in tal modo si evadono le tasse.  (come mai Bersani,  che della lotta all'evasione ne ha fatto da sempre un baluardo elettorale,  tace al riguardo?)  Ma è altresì vero che, a differenza dei nostri cugini  attivisti d'Oltralpe, che hanno avuto i PACS  (1999), le leggi contro le discriminazioni  (1985) e oggi  nel 2012 stanno discutendo di matrimonio e  di adozioni, i nostri attivisti  - finora e dopo più di 30 anni di manifestazioni varie -  non hanno ottenuto NULLA. O meglio una cosa l'hanno ottenuta: quella di mandarci a  scopare dentro le saune e i cruising che si sono affrettati ad aprire in tutta la Penisola e che ai tempi di Mussolini si chiamavano con il loro giusto nome. Circoli privati  che, guarda caso, rappresentano  una grande fonte di guadagno, per di più  esentasse. Fonte di arricchimento per loro, appunto, ma non per l'intera comunità glbt.  Questi signori in tutti questi anni, con la complicità del Palazzo, non hanno fatto altro che  sfruttare la condizione di emarginazione degli omosessuali, spostandoli dai cespugli e dai cessi ,dove fino in quel momento erano stati relegati (uno scandalo per i benpensanti e una questione di ordine pubblico  per le istituzioni che, andava eliminato o quanto meno circoscritto) alle saune da loro gestite. A quel punto il ghetto così costituito e in qualche modo 'legalizzato', ha rappresentato:
 
1.  una fonte di guadagno esentasse e sicura, ( si sa, l'offerta di sesso attira  di più di  quella  culturale e quindi , quest'ultima, è meglio ridurla allo stretto indispensabile ), per l'associazione che affiliava a sé il circolo privato e poi per i proprietari del circolo stesso;
2. un  mezzo efficacissimo anche se  moralmente discutibile per fare il maggior numero di tesseramenti e  usarlo per  dire   "siamo la più grande associazione gay del paese" e avere quindi  più potere all'interno del movimento, con la stampa e  con le  istituzioni;
3. un mezzo per tenere sotto controllo la popolazione omosessuale.
 
Complimenti a tutti lor signori ... e se è questo è l'operato perpetrato  e taciuto ai diretti interessati  in tutti questi anni -  dagli intellettuali e dalle associazioni vicine alla  sinistra -  un operato focalizzato più a 'rastrellare' denari  e potere che ad infondere ai nostri fratelli e sorelle la coscienza di sé,  allora si comprende  benissimo perchè il movimento gay nel nostro Paese non ha più ragion d'essere,  perchè la nostra base è incazzata e disorientata e soprattutto, perchè la comunità gay, penso al Marais di Parigi, da noi  esiste soltanto sulla carta.
 
^ il primo ad usare tale termine  è stato il sottoscritto durante un intervento , intorno al  1995, a Radio Città Futura dove fra gli altri intervenne anche Massimo Consoli e in studio c'era  Andrea Pini.

domenica 9 settembre 2012

IL VERO MARIO MIELI? SI STARA' RIVOLTANDO NELLA TOMBA!!

... Ragazzi dico...leggete  quello che profetizzava nel 1977 Mario Mieli  a pagina 157 del suo Elementi di Critica Omosessuale  vale a dire il saggio che è considerato  la Bibbia degli omosessuali e  come il Capitale di  Carlo Marx   nessuno (o quasi)  ha  mai letto?  E dunque cambiate il nome del club che Mieli cita nel libro e sostituitelo con quello di Muccassassina o di qualunque altro locale cruising affiliato all'Arcigay , che so.. il Diavolo Dentro o il Lussurian Club e vi accorgerete che tutto quello che ha scritto Mario Mieli si è  purtroppo avverato! Povero Mario Mieli e ..poveri noi!  Perchè è veramente  triste pensare  che tutto questo è avvenuto per mano di associazioni che si consideravano e si considerano vicine alla  sinistra! E' bene ricordare a queste "fanciulle "che la  sinistra è nata per sconfiggere tutte le emarginazioni sociali, per difendere i più deboli e i più poveri e che, mai e poi mai, si sarebbe dovuta trasformare in un' impresa di sfruttatori!

..Il sistema, invece, può perfino venire incontro ai "diversi": "se rigate diritti e accettate di vivere la vostra perversione al chiuso di quei piccoli ghetti che possiamo controllare e regolamentare, vi proteggeremo noi stessi. Chi va a battere nei parchi e nei gabinetti pubblici cerca guai: statevene a casa! O meglio, venite al Super Cock International Privacy Club: troverete anche il ristorante, lo spogliarello, i filmini porno, il cesso psichedelico e, forse, l'uscita antincendio".






domenica 26 agosto 2012

ULRICHS,IL PRIMO MOVIMENTO GAY NASCE IN EUROPA E NON NEGLI USA

Agli inizi degli anni Settanta "Ulrichs", per me, era poco più di un nome all'interno di un elenco di personalità che meritavano di essere citate su qualche saggio di storia gay solo perchè avevano fatto qualcosa di rilevante da quel punto di vista, ma che gli stessi autori dell'elenco non reputavano importante approfondire. Lo avevo letto qua e là, nei libri che compravo sempre più di frequente, ma che non sembravano placare la mia sete di sapere. Dieci anni prima pensavo di essere l'unico omosessuale sulla faccia della terra, e dieci anni dopo scoprivo che il mondo ne era pieno, che la storia ne era piena, e lo era sempre stata. L'unico problema, in tutto ciò, era che i libri che andavo comprando parlavano sempre del passato. Anzi, del passato remoto. Ormai sapevo tutto dell'antica Roma, della Grecia Classica, del mondo arabo, ma di quello che era accaduto ieri o l'altro ieri, silenzio. Qualche informazione su Oscar Wilde e i suoi processi sembrava essere l'unica concessione possibile. E questo si rifletteva, ovviamente, anche nei miei scritti. I miei articoli dell'epoca sono pieni di citazioni classiche, ma estremamente poveri di informazioni sull'ultimo secolo. Poi, nel 1973 David Thorstad mi mandò un libro che aveva appena pubblicato insieme al suo amico John Lauritsen a New York.
Era The Homosexual Rights Movement  e fu una vera e propria rivelazione. Anzi, una rivoluzione! Non avevo mai sospettato che la Germania tra l'Ottocento e il Novecento fosse stato il paese più moderno, più colto e più accogliente del mondo e, soprattutto, non avevo mai neanche immaginato che il primo movimento per i diritti deli omosessuali fosse nato proprio lì, nella patria del nazismo, della persecuzione, dello sterminio..Nel loro breve saggio, i due autori americani raccontavano molte cose importanti. Soprattutto, per la prima volta vi vedevo spiegate le teorie di questo misterioso Karl Heinrich Ulrichs e ne potevo sapere un po' di più sulla sua vita. Più tardi il libro venne pubblicato anche in Italia, all'interno di un'opera a più mani (Lauritsen-Thorstad-Graf-Steglitz-Guerin-irigaray-Pucciani-Guattari, Gay Gay. Storia e coscienza omosessuale, La Salamandra, Milano 1976), e poi, come testo autonomo (John Lauritsen-David Thorstad, Per una storia del movimento dewi diritti omosessuali (1864-1935), Savelli Roma 1979). Nono sono lontano dal vero nel dire che, probabilmente è l'opera che ha influenzato maggiormente il movimento gay del mio paese. Non credo di essere rimasto colpito in maniera particolare dal fatto che Ulrichs avesse scelto l'Aquila per trascorrervi il resto dei suoi giorni. Già sapevo che molti viaggiatori del Nordeuropa amavano l'Italia in maniera particolare. Oscar Wilde cercava di evitare i suoi persecutori inglesi rifugiandosi a Roma e a Capri. John Addington Symonds si portava a casa un gondoliere veneziano. E qui erano venuti Johann Joachim Winckelmann, Wolfgang Goethe, August von Platen, Friedrich Holderlin, Wilhelm von Gloden, Wihelm Pluschow (il mito del "maschio italiano" nasce proprio con le foto degli adolescenti siciliani scattate da questi ultimi due), Alfred Krupp...e così tanti altri, al punto che una delle espressioni più comuni e più  volgari per indicare il gay, oggi, e cioè la parola "frocio", in origine sembrava indicare le guardie svizzere del Papa che venivano dai cantoni tedeschi della Confederazione Elvetica. Fin dal primo istante, quel che mi aveva appassionato in lui era il coraggio dimostrato nel difendere gli urninghi. Un coraggio unito a un appassionato desiderio di cambiarne la triste sorte attraverso la dimostrazione scientifica, attraverso gli strumenti culturali che aveva a disposizione. Un coraggio inusitato per l'epoca, e per il quale sarà costretto a pagare un prezzo piuttosto alto. Mi aveva poi colpito il suo parlare di "classe". Anch'io, agli inizi della mia militanza, avevo discettato a lungo e in largo  di "classe omosessuale". Addirittura, nel numero 1 di Ompo (aprile 1975), pubblicavo lo statuto del Mpo (Movimento politico degli omosessuali), dove questo era definito come  "l'organizzazione politica della classe omosessuale e di tutti gli omosessuali, senza distinzione alcuna di sesso, religione, nazionalità o lingua. Esso ha per scopo la lotta per l'indipendenza e la libertà della classe che rappresenta, per la trasformazione delle strutture sociali da autoritarie e repressive in libertarie e progressive, per l'eliminazione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, per la fine della distinzione degli individui tra chi comanda e chi obbedisce, per l'edificazione del socialismo..".
Ulrichs, da parte sua, spiegava che
"C'è una classe di urninghi nati, una classe di individui che sono nati con impulsi sessuali femminili per avendo corpi maschili. Sono una varietà il cui amore uraniano è congenito".
Oppure: "Oggi, la "classe uraniana dev'essere abbastanza forte da richiedere eguali diritti".
E ancora: "D'altronde, forse non è difficile per la scienza, dopo un'accurata investigazione, arrivare  a sostenere quanto segue: la natura risveglia l'amore per gli uomini in una certa classedi questi individui"....Va detto, comunque, che già nel l'84 e nell'85 ero andato all'Aquila, alla ricerca della tomba di Ulrichs... Ma tutti e due i viaggi erano risultati infruttuosi...Il 10 luglio del 1988 (quattro giorni prima dell'anniversario della sua morte) ci riprovai, accompagnato da un giovane professore di educazione fisica del capoluogo abruzzese e con l'aiuto del libro di Kennedy. Andai deciso a chiedere consiglio al guardiano del cimitero, il frate cappuccino Nello Grego. E  questa volta la "caccia al tesoro" si dimostrò fruttuosa. In possesso dei dati più importanti, il cognome e la data di morte di Ulrichs, il frate cercò il Libro dei morti dell'ultimo decennio del diciannovesimo secolo e me lo consegnò. Io cercai febbrilmente la data del 14 luglio 1895: niente! Ma una riga più sotto, al 15 luglio, la rivelazione: quel giorno, con il numero 5095, "Carlo Arrigo Ulrichs", era stato sepolto in una "fossa comune" era stata cancellata e qualcuno, con un'altra grafia, più gentile e leggera, l'aveva sostituita con "tumulazione", aggiungendo "Vicino Cappella Persichetti"....Ma dentro la Cappella c'erano solo i Persichetti e i loro parenti. Attorno, da nessuna parte si vedeva la tomba di Ulrichs. Ero quasi disperato quando, a un certo punto, mi venne l'idea di controllare cosa fosse quel pavimento di marmo semicoperto da erbacce secche, bruciate dal sole di un'estate particolarmente asciutta...Sopra, c'era una scritta oramai consumata dal tempo...Con un po' di difficoltà riuscì a leggere le prime parole più importanti:



CAROLUS HENRICUS ULRICHS




L'avevo trovata!
Abbandonata a se stessa, nascosta, quasi si vergognasse di farsi vedere da tutti, spezzata in più punti, la tomba di Ulrichs stava ancora lì. Avevo le lacrime agli occhi  e non potei fare a meno di dire poche parole: "Eccomi! Hai visto che ce l'ho fatta? T'ho trovato, finalmente!". Mi sentivo un vincitore...Tornato a Roma, scrissi subito un articolo per rendere pubblica quella che consideravo una notizia straordinaria ( nda. Cronache  Lucane 25 settembre 1985)...Da allora presi l'abitudine di tornare più spesso al cimitero dell'Aquila e, soprattutto, ogni 28 agosto per festeggiare insieme a Ulrichs il suo compleanno. Dapprima, andai da solo, poi Anselmo Cadelli  cominciò ad accompagnarmi. In un secondo tempo si unì a noi Antonio Di Giacomo ( Circolo Michelagniolo  nda) e via via, ogni anno c'era sempre qualcun'altro nuovo. Nel 1990 pubblicai un libro importante, Stonewall, nel quale(finalmente!) parlavo molto di Ulrichs, inserendolo nel suo contesto storico e restituendogli l'importanza che aveva avuto agli inizi del nostro movimento...Da allora l'interesse attorno al nostro eroe è andato crescendo sempre di più, stimolato anche dalle numerose iniziative che andavo prendendo ad ogni ricorrenza. Nell'agosto 1998 pubblicai e distribui gratuitamente la prima edizione di In Memoriam di Karl Henrich Ulrichs, il memoriale scritto dal marchese Niccolò Persichetti nel 1896 al dichiarato scopo di raccogliere dei fondi per poter costruire un monumento funebre allo studioso tedesco...
MASSIMO CONSOLI  ( tratto dalla prefazione di Massimo Consoli al libro ULRICHS di Hubert Kennedy - Massari editore 2005)

sabato 30 giugno 2012

NEL 1983 BABILONIA MINIMIZZO' L'ARRIVO DELL'AIDS



Diffondo un articolo senza firma, apparso sul mensile gay Babilonia nel numero 8 del 1983 ( che da sempre si è vantato di essere il trade union fra il movimento gay e il resto della popolazione omosessuale non politicizzata), che dimostra, a differenza di quello che scrivono alcuni frociologi di professione, come l'arrivo dell'aids sia stato preso sottogamba non soltanto dalle nostre Istituzioni ma anche dai vertici e dall'intellighentia del "nostro" movimento. Da lì a poco, qualche cane sciolto e quattro reduci dissidenti di quel movimento omosessuale scioltosi soltanto qualche anno prima, troveranno proprio nell'aids una ragione per ricomporsi, per dare un senso e una svolta al loro operare.  Infatti l'aids non è stato soltanto quella terribile malattia che ha mietuto decine di migliaia di morti nel nostro Paese ( 40.000 decessi al 2010). L'aids è stato il passepartout, per un gruppo di gay associatisi fra di loro e autoproclamatisi rappresentanti di tutti gli omosessuali italiani, per entrare nelle stanze del Palazzo ed ottenere finalmente quel riconoscimento politico e sociale mai avuto prima. "Siamo stati contattati dall'Istituto Superiore di Sanità e ci hanno proposto di effettuare uno screening anonimo sulla popolazione omosessuale. E' vero, gli faremo da cavia, ma in cambio arriveranno i soldi e le sedi che ci servono e che andiamo a cercare da tanto tempo". Questo mi disse intorno alla metà degli anni 80 un noto attivista romano di quegli anni. E così fu. Arrivarono le tanto sospirate sedi  magari attraverso finte occupazioni e poi concesse ad affitti irrrisori, un profluvio di finanziamenti pubblici, le candidature politiche, gli spazi televisivi e sui giornali etc etc. Ma con l'arrivo del Dio denaro arriveranno anche le lotte fratricide fra le varie associazioni. Lotte per la spartizione dei soldi e del potere a cui non potè mancare una condanna penale  nei confronti di uno dei nostri politici gay. Condanna  inflitta dai tribunali dello stato italiano  e non chiaramente dal Consiglio degli Anziani della nostra comunità gay, visto che quest'ultima, pur essendo nella bocca  di tutti, NON ESISTE. (continua)


"Nel panorama complessivamente desolante della stampa italiana riguardo all'Aids, si distinguono, per competenza e capacità di analisi non superficiale nell'affrontare l'argomento, due articoli. Il primo pubblicato il 24 luglio scorso sull'Espresso a firma di Gad Lerner, dà la voce direttamente al mondo gay di cui riporta le opinioni e le giuste rimostranze contro la definizione di "cancro" o "peste" gay: variamente intrecciati nel testo, vengono così registrati gli interventi dei nostri Ivan Teobaldelli, Mario Anelli e Felix Cossolo, nonchè quelli di Bruno Di Donato del circolo Mario Mieli di Roma e di Gianni Rossi, Paolo Hutter  e Alessandro Musolini dell'Altro Martedì, rubrica gay di Radio Popolare di Milano. Il secondo articolo, un vero gioiello per acume e argomentazioni è quello uscito sulla Repubblica del  28-29 agosto. La domanda che l'autore del "pezzo" Romano Giachetti, corrispondente da New York del quotidiano si pone è se l'Aids, negli Stati Uniti, sia una vera epidemia o un pretesto per attaccare la libertà sessuale che da quel vasto paese si è propagata nel resto del mondo occidentale. La tesi che ha fatto di nuovo estrarre di nuovo le unghie alle forze della conservazione puritana contro il gay-style, secondo la quale la promiscuità e la frequenza dei rapporti sessuali sarebbero le principali cause della mortale infezione, viene da Giachetti accuratamente demolita. Val la pena di trascrivere una parte di questo articolo illuminato per capirne la forza persuasiva: "...ciò che si teme (negli  Usa ) non è l'Aids, è un altro  morbo. Infatti non si fa caso alla gonorrea, i cui casi si moltiplicano al ritmo di un milione l'anno, né alla sifilide, che negli ultimi dodici mesi ha mietuto circa centomila vittime, spesso con risultati atroci. I duemila casi di Aids sono sì, una "novità",..ma non sono davvero un'epidemia".

mercoledì 6 giugno 2012

AIDS? CHI SE NE FREGA

ripubblico un articolo riguardante un tema di scottante attualità

dall' Espresso   n.19  del 16 maggio  1993

L'amore senza preservativo. E' l'ultima pazzia dei giovani americani. Una sfida al virus. Lo fanno gay ed etero. In locali pubblici e privati. Spesso col primo partner che capita



di Sandra Cecchi da New York


Costa quanto una pizza e un cinema. Ovvero 25 dollari. Sì, con poco più di 35 mila lire a New York si può fare sesso: singolo o di gruppo, e senza alcuna precauzione. Sfidare l'aids e infischiarsene degli appelli che da anni, come un tormentone, assillano gli americani, è l'ultima frontiera delle notti a luci rosse nella metropoli americana. I kamikaze del sesso, come sono stati ribattezzati, detestano il preservativo. Guardano con noia Liz Taylor che pubblicizza il condom sulla copertina di “Vanity Fair”. Ridono dei corsi di Safe sex, di sesso sicuro, nelle scuole. Eppure, sanno bene che nell'ultimo anno, solo a New York, i casi di aids sono aumentati del 18 per cento, che 56 milioni di americani, ossia uno su cinque, sono affetti da malattie veneree come la gonorrea e l'herpes. E che il tasso d'infezione è destinato a salire. Lo sanno, ma se ne fregano. Fare sesso, per loro, vuol dire rischiare: altrimenti non c'è piacere. Giocare alla roulette russa del sesso è l'ultima follia giovanile di quest'America di fine millennio. Al punto che in texas, a San Antonio, alcune minorenni tra i 14 e i 15 anni), pur di entrare a far parte di una delle più grosse bande giovanili della loro città, hanno accettato una “prova di iniziazione” che consisteva nell'avere rapporti sessuali con alcuni capibanda sieropositivi.

A New York gli indirizzi dei “paradisi di sesso e di morte”, i locali notturni dove si consuma di tutto, fellatio e sodomie comprese, e sotto gli occhi di tutti, si trovano su giornali come il “Village Voice”, “Screw magazine” o “H-X”, la bibbia dei gay newyorkesi.

Formalmente, questi ritrovi hanno le carte in regola: cartelli ben in vista sulle pareti ricordano ai clienti di fare sesso sicuro e “in conformità con le norme dello Stato di New York”. Ma poi, in realtà nessuno usa il preservativo. E le pratiche preferite (sesso anale e orale) sono quelle che la legge definisce “illegali” in quanto ad alto rischio di trasmissione Aids”.

Secondo il Dipartimento della salute, a New York ci sono almeno 50 sex-club, due terzi dei quali riservati ai gay, dove si pratica sesso non protetto. Senza contare le decine di cinema porno (famoso lo Show Palace, all'incrocio tra l'Ottav, Avenue e la 43esima strada) dove molti habbituè, più che la sala, frequentano le stanzette riservate ai piani superiori. E che dire delle saune! Negli anni 80 furono oggetto di una caccia alle streghe, in quanto luogo di diffusione dell'aids e, pertanto, chiuse. Ora riaprono. A Manhattan, l'East side club sulla 56esima strada e il Maiden Iane a Wall Street, sono sempre gremiti. Offrire sesso “unsafe” è diventato anche un nuovo business. Prendiamo Le Trapèze, locale per scambio di coppie sulla 27esima strada, considerato l'erede del Plato's Retreat, trittico locale degli anni Settanta per “incontri liberi”. Ebbene: nell'85, dopo la morte per aids dell'attore Rock Hudson, stava per chiudere. Oggi ha 750 soci onorari e la sua clientela aumenta al ritmo del 30 per cento all'anno. E' lo “swing club” più famoso di Manhattan, segnalato perfino dal “New York Times”. L'entrata, rigorosamente riservata alle coppie, costa 90 dollari e comprende: orgia, massaggi erotici, un buffet di pessima qualità, consumato tra un amplesso e l'altro; il bagno in una jacuzzi stile Antica Roma; e, in omaggio alle leggi, un preservativo che, appena varcata la soglia, i clienti gettano in un cestino.

Nell'ampia sala a pianterreno e nelle stanze al piano superiore, corpi nudi sono impegnati in giochi a due, tre, quattro, su materassi di gomma piuma. In posizione verticale, le stessa acrobazie sessuali si fanno nei corridoi. In media si cambiano due o tre partner a sera. Chiedere di usare un condom è ritenuto un'offesa. Dice il proprietario del locale “Gli eterosessuali ritengono di non essere così esposti all'Aids, come tutti avevano fatto loro credere. E allora non si curano di usare tante precauzioni nel fare l'amore con persone diverse”. “I pazzi ci sono sempre stati”, commenta John Hepshat dell'associazione People with aids: “Ma il loro numero sta aumentando vertiginosamente. Gli eterosessuali si credono immuni. Dicono: “Se non ho preso l'aids finora, non lo prenderò più”. Come se la malattia fosse stata sconfitta, debellata, roba da Medioevo, Intendiamoci: nessuno criminalizza questa riscoperta del sesso. Ma va fatta con le dovute precauzioni e protezioni”. All'Executive suite di Queens, altro locale riservato allo scambio delle coppie, i prezzi sono modici (25 dollari in due) e la clientela è giovane. Qui operano delle professioniste del sesso, che hanno il compito di riscaldare l'ambiente. E politica dei prezzi bassi (35 dollari) anche al Phoenix social club, locale privato a due passi da Wall Street, che ha inventato la formula della “discoteca più sesso”: il biglietto garantisce alla coppia sesso e rock2n'roll. Il preservativo? E' lasciato alla buona volontà dei clienti. Ma le mete preferite dai kamikaze del sesso sono soprattutto i party privati. In primo luogo perchè l'ambiente è più discreto. Gli indirizzi non sono alla portata di tutti: per esempio, bisogna saper leggere tra le righe degli annunci del “Village Voice”. Poi, è necessaria la prenotazione, proprio come nel migliori ristoranti. A differenza di questi ultimi, però, i party privati non sono cari: costano 60 dollari e si svolgono in orari da Cenerentola: iniziano alle 7 del pomeriggio e terminano intorno alla mezzanotte.

Di queste feste a base di eros ce ne ono per tutti i gusti. E' sufficiente chiamare il numero prescelto, e la segreteria telefonica informa dettagliatamente sulle “specialità della casa”: mercoledì, scambio di coppie, giovedi serata dedicata ai feticisti, venerdi solo gay; sabato, riservato ai sado maso; domenica, amore di gruppo. La formula è sempre la stessa: cibo, pornovideo e ore di anonimo “unsafe sex”, sesso non sicuro. Che questa tendenza sia in continuo aumento se ne è accorto anche il “Wall Street Journal”, analizzando i conti delle due più importanti ditte americane che producono preservativi: la Carter Wallace Inc. e la Schmid Laboratories. Risultato: la vendita di condom nell'ultimo anno è diminuita del 4 per cento. A confermare questi dati è poi arrivato un sondaggio dell'autorevole “Journal of Science”: solo il 17 per cento degli intervistati ha ammesso di usare regolarmente il preservativo. Non solo. Dall'inchiesta è emerso che più di è sessualmente attivi, più si rifiuta il condom. Questo è vero, per esempio, per gli omosessuali nonostante che i gay, in America, rappresentano una delle categorie più colpite dall'Aids. Ma a vedere quel che accade nelle stanze riservate di certe discoteche, non si direbbe che la paura del terribile contagio li attanagli. Prendiamo una sera al Limelight, la famosa discoteca di Chesea sulla Ventesima strada, una chiesa sconsacrata. In una stanza, mentre in un angolo, nella penombra, si sta svolgendo un'orgia di soli maschi, dove si pratica sessso orale e anale praticamente con chi capita, senza neanche guardarsi, in faccia, nel bel mezzo, una dolla chiusa a cerchio osserva un ragazzo piegato in avanti, le mani sulle ginocchia, che si concede a tre persone diverse. Scene come queste si ripetono ogni mercoledi di sera nelle notti di “hot sex” organizzate dal promoter più famoso nel settore, Marc Berkley. All'entrata della “blackroom” c'è un cartello che ordina: “Safe sex only”; qualcun, con un pennarello ha aggiunto una “u” e una “n”, ossia, “unsafe only”.

D'altra parte, sono proprio i locali dove i manager chiudono un occhio sull'uso del profilattico quelli che non conoscono cali di clientela. Il club Usa di Times Square deve la sua fortuna anche alle notti della domenica, quando la discoteca viene invasa dai gay e la “blackroom” si riempe come un uovo. E non è certo un caso che la festa newyorkese più riuscita sia il Black party che si svolge ogni anno e marzo, nella discoteca Roseland. Settemila persone, in stragrande maggioranza uomini, vestite di pelle nera stile sado-maso, per tutta la notte ballano e fanno sesso “ senza rete” nei corridoi, nei bagni, perfino in pista. Come se non bastasse, giovani muscolosi si esibiscono in “fist fucking”, vale a dire penetrazioni con la mano chiusa a pugno. Certo, i gestori di questi locali sono nel mirino dell'america puritana. Ma loro si difendono: “ Che cosa dovremmo fare, inseguire tutti i clienti fin dentro le toillettes e verificare che prima di fare sesso si siano messi il preservativo?”. Già, che fare? La città di New York ha avuto un'idea: mandiamo la polizia. Agenti speciali che controllino, manganello alla mano, che venga regolarmente usato il preservativo. E la proposta ora viene raccontata come se fosse una barzelletta.